
29 maggio ore 21:15
Francesco Cito
“Francesco Cito”
Curatore
Fotoinfuga Fotoclub Inveruno
Location
Sala Virga – Biblioteca Inveruno
Largo Sandro Pertini, 2
INVERUNO (MI)
Autore
Francesco Cito
“Francesco Cito”
Incontro con l’autore: Francesco Cito
“È uno dei migliori fotogiornalisti italiani” (cit. Ferdinando Scianna)
Inver1 Photo Fest è fiera e onorata di poter ospitare un gigante delle fotografia italiana e internazionale: Francesco Cito
Nato a Napoli nel 1949, Francesco Cito è considerato uno dei più importanti fotogiornalisti italiani, capace di unire rigore narrativo e intenso coinvolgimento emotivo. Dopo gli esordi nella Londra degli anni ’70, tra concerti rock e prime cronache, ha scelto di raccontare il mondo in prima linea: Afghanistan, Palestina, Libano, Guerra del Golfo, anche l’Italia dei matrimoni napoletani, della camorra e del Palio di Siena, con cui ha vinto il World Press Photo.
Definito da Ferdinando Scianna “uno dei migliori fotogiornalisti italiani, con l’istinto del fatto e la passione del racconto”, Cito fotografa per capire e far capire, convinto che l’immagine nasca prima nella mente che nella macchina. La serata sarà l’occasione per ascoltare le sue storie, vedere i suoi lavori più celebri e dialogare con un maestro che da oltre cinquant’anni attraversa la storia del nostro tempo.
Incontro–talk con Francesco Cito: 29 maggio 2026 ore 21:15 presso la Sala Virga – Biblioteca Comunale – Largo Sandro Pertini 2 – Inveruno (MI)
Fotografia come avventura e coscienza: una serata con Francesco Cito tra guerra, vita quotidiana e riti italiani.
Afghanistan
Afghanistan 1980. In seguito all’invasione sovietica dell’Afghanistan del 24 dicembre 1979, attraversai illegalmente uno dei passi con il Pakistan. Partendo da Peshawar con un gruppo di mujaheddin, dove avevano sede i loro uffici politici, il “Jebhe-Nejat-e Melli” (Fronte di Liberazione Nazionale) del leader Prof. Sibghatullah Mojaddedi, percorro nei miei tre mesi di permanenza 1200 km totalmente a piedi, tra valli e montagne delle province di Konar, Nangarhar, Paktika ecc., senza mai toccare Kabul, presidiata dall’Armata Rossa. Lungo il cammino, profughi, distruzione e i primi soldati sovietici caduti su un fronte che, alla fine dell’occupazione, conterà 26.000 morti nelle file dell’Armata Rossa e 75.900 tra i guerriglieri, oltre a un milione e mezzo di civili. Tornerò ancora fino al ritiro sovietico del 1989 con i mujaheddin del comandante Mulla Najibullah, signore della guerra nella provincia di Kandahar.















